Negli ultimi giorni ho più volte ripensato alle parole del mio professore di lettere del liceo che, parlando dell’assurdità di alcuni simboli religiosi nelle scritture bibliche, raccontava di come in realtà, a livello etologico, le colombe siano delle grandissime bastarde. A ben guardare infatti, due esemplari, anche se uniti da legami di parentela, in libertà o, a maggior ragione, se costretti in un medesimo spazio angusto, finiranno per beccarsi fino a scarnificarsi (e si può solo immaginare cosa un esemplare adulto possa concepire, ad esempio, per un piccolo curioso che gli razzoli intorno).
Sull’onda di questi spunti mi è venuto spontaneo documentarmi sulla gentilezza dello sciacallo ed ho scoperto cose bellissime. Lo sciacallo, ad esempio, è monogamo a vita e vige, all’interno del gruppo sociale/familiare degli sciacalli, una solidarietà assoluta.
Demonizzato dalla cultura ebraica e cristiana, lo sciacallo era invece venerato dagli antichi egizi che rappresentavano Anubi, il dio dell’aldilà, appunto come uno sciacallo.
Sulle iene invece, ad esempio, ho letto che la loro fama di mangiatrici di prede altrui, è in gran parte motivata solo dall’aspetto furtivo e beffardo e che molto spesso sono i gloriosi e “nobili” leoni (su cui nessuno punterebbe il dito), a nutrirsi delle prede cacciate dalle iene (costrette ad indietreggiare data la forza indiscussa del “re”).
Voi mi direte “e a noi che cazzo ce ne frega?”.
Il tutto era per dire, scusate, che dobbiamo un po’ moderarci quando attribuiamo agli esponenti della destra italiana, l’epiteto di sciacallo o di iena.
Lo dico perché, non si sa mai, questi nobili animali potrebbero averne a male e, per farla corta, se una volta, bei tempi, si diceva: “scusa merda se ti chiamo razzismo”, in questi giorni così tristi forse varrebbe la pena dire e scrivere: “scusa sciacallo se ti chiamo Sal.” e “scusa iena se ti chiamo Mel.”.
Così, giusto per non offendere nessuno…